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EGON ANGELI

COMUNITÀ

Un prerequisito: prendere in considerazione le disuguaglianze

In Italia nel periodo 2008-2013 le dieci famiglie più ricche del Paese hanno visto aumentare il loro patrimonio del 70%, mentre è diminuito sensibilmente il potere d’acquisto della maggioranza dei cittadini.

Le disuguaglianze sono una base del nostro modello di sviluppo e non una conseguenza indesiderata. Poi, c’è la realtà, a mostrarci che il benessere si crea per pochi (e che questi pochi sono sempre meno), mentre le conseguenze le pagano in molti (e che questi molti sono sempre di più).

Il fenomeno ha una dimensione globale ma ha conseguenze significative anche sul micro: la condizione di esclusione che si genera in una società diseguale aumenta la ricerca di soluzioni individuali a problemi collettivi, aumentando invece la fragilità del singolo e diminuendo di fatto la resilienza delle comunità.

Le disuguaglianze si annidano in molti campi: disuguaglianze di reddito e di patrimonio, di possibilità e di condizioni di lavoro, di accesso ai beni e alle informazioni, di genere, di accesso alle cure sanitarie e si può proseguire con molti altri esempi purtroppo.

A risentirne in ultima analisi è però la democrazia stessa.

La partecipazione come medicina

Il tentativo di riportare alla partecipazione quelle fasce di esclusi deve guidare l’azione amministrativa. Creare condizioni in cui più persone partecipino alla vita della Comunità è un imperativo e va vista non in funzione di se stessa ma come “medicina” alle disuguaglianze: in un crescente clima di sfiducia verso le istituzioni si vede crescere il ruolo di una minoranza a scapito di una maggioranza silenziosa e spesso passiva.

Il poter operare sul livello più prossimo al cittadino, quello dell’amministrazione comunale, permette di dare significative risposte al tema partecipativo, riconoscendo però anche la sua componente macro: diversi infatti sono i fattori di scala globale che influenzano queste dinamiche.

“L’obiettivo è quindi la promozione di una rinnovata partecipazione, che cerchi di elaborare anche metodi e strumenti che la rendano possibile e accessibile a tutti. Per favorire questo processo e questo cambiamento di paradigma è centrale il lavoro dell’amministrazione pubblica quanto quello della partecipazione e implementazione dal basso. La qualità delle relazioni – dei cittadini tra loro e dei cittadini con gli amministratori – va di pari passo con la loro capacità di essere relazioni generative e contribuire così al benessere delle comunità e di ciascuno.”

OFFICINA COMUNE – I venerdì con la nostra città

Costruire Assieme Comunità

Centrale è quindi costruire spazi e tempi in cui i cittadini pratichino partecipazione (strumenti di co-progettazione, bilancio partecipato, possibilità di democrazia partecipativa, ecc) al fine di aumentare il senso di cittadinanza attiva delle Comunità.

Così facendo, in un processo fatto assieme tra ente pubblico e cittadini, si va a costruire e rafforza la Comunità dentro un “nuovo patto di cittadinanza” che veda nel bene comune l’obiettivo ultimo.

Il processo deve vedere innanzitutto nella politica e nella macchina amministrativa un motore del cambiamento che abbiano piena conoscenza e spinta per innovare il proprio modo di essere al servizio della città. Vanno inoltre messe al lavoro sui territori competenze professionali per favorire lo sviluppo di comunità, in supporto al personale tecnico.

Importanti sono i luoghi fisici, punto di incontro e condivisione, ed in tal senso cruciale è il compito che dovrebbero assumere le circoscrizioni, evolvendo verso nuovi poli sociali: spazi utilizzabili dalla comunità sia in forma libera che organizzata, in cui la condivisione è fonte di contaminazione e occasione di sviluppo di progettualità di rete, ma anche sede di servizi per i cittadini e le associazioni.

Vanno quindi incentivate tutte quelle proposte atte a creare Comunità nel senso lato del termine: non solo chi abita in un dato luogo, ma anche chi è accomunato da una passione o da una difficoltà. Dare voce corale a questi singoli permette di creare interlocutori che, sentendosi riconosciuti dalla comunità, attraverso un lavoro costante e quotidiano, ne diventano parte.